22/12/2011
di Elisa Caponetti - psicoterapeuta
Si avvicina il Natale e come tutti gli anni, a dispetto di una scontata felicità e smania di dover essere felici a tutti i costi, aumentano i sintomi depressivi. Eppure tutti ci dicono che questo dovrebbe essere il periodo più bello dell’anno! Credo sia interessante approfondire maggiormente il fenomeno.
Durante le festività in generale (estate compresa) – ma a Natale in particolare – si registra un netto aumento di sintomi depressivi, ansiosi e psicosomatici. Aumentano inoltre momenti in cui ci si sente maggiormente irritabili e nervosi, diventando più reattivi e sensibili allo stress. Ma come mai le feste scatenano tutto ciò?
In questo periodo dell’anno è come se ci si sentisse obbligati ad essere euforici, contenti e realizzati, come se non si potesse mostrare un lato diverso di noi, di tristezza e malinconia. Aspettative elevatissime e conseguente fallimento di esse, contribuiscono a generare malessere.
Natale, poi, è la festa per eccellenza da trascorrere in famiglia. E così il malessere si accentua in chi si trova a vivere situazioni di solitudine che in questi giorni vengono maggiormente accentuate, in chi è privo di relazioni affettive importanti o ancora, in chi ha legami familiari labili e superficiali. Molto colpite sono anche le persone anziane e chi ha scarsi contatti sociali. Insomma, chi è solo, si sente ancora più solo.
Ad aggravare la situazione e ad avere un’incidenza ulteriormente negativa sul tono dell’umore, è anche il fattore climatico. Nel mese di dicembre, infatti, le giornate sono più corte, riducendosi di molto le ore di luce e tutto ciò ha una diretta conseguenza sul nostro equilibrio psicofisico. Può anche esserci un’alterazione del ritmo di sonno-veglia.
Un recente studio del Good Samaritan Hospital di Los Angeles ha messo in rilievo come il periodo compreso tra il Natale e il Capodanno, sia uno dei più stressanti dell’anno. Esagerazioni alimentari, uso aumentato di alcoolici, amplificazione di stimoli emotivi, smania all’acquisto, modificazione della normale routine quotidiana e diminuzione dell’attività lavorativa, possono avere effetti davvero devastanti sul nostro equilibrio. Ma questo in realtà già era noto da tempo.
Un’alterazione nella modalità di gestire il nostro quotidiano crea modificazioni anche sul tono dell’umore. O ancora, basti pensare per esempio alle persone iperattive, le quali hanno giornate scandite da ritmi intensissimi e all’improvviso si ritrovano a vivere i giorni di festività in totale assenza di stimoli, così nel momento in cui si fermano o rallentano le loro attività entrano in situazioni di panico o manifestano vissuti depressivi, in quanto prendono rilievo i loro pensieri (solitamente tenuti sotto controllo da ritmi intensissimi) e il fatto di riempirsi le giornate di cose da fare è un modo, spesso, per non affrontare i propri problemi.
Da tenere in considerazione, infatti, è che per molti – abituati ad avere serrati ritmi di lavoro ed impegni quotidiani – il ritrovarsi a trascorrere giornate senza grandi impegni, in cui i pensieri fluttuano liberamente, scatena grande malessere. A volte il tenersi impegnati è anche un modo per non affrontare le proprie difficoltà tenendo così la mente sempre occupata.
In chi dovesse ritrovarsi in questi giorni a vivere vissuti ed emozioni negativi, o a manifestare sintomi a vario livello psicosomatici, un invito è quello di riuscire a differenziare se si tratta di una condizione e di uno stato abituale e magari accentuato dalle festività, o se si tratta di uno stato momentaneo, che come tale, scomparirà con la fine dei giorni di festa. Capire, se insomma, si è di fronte a un malessere natalizio o a qualcosa di ben più profondo e radicato.
E’ necessario, quindi, riuscire sempre ad andare all’origine del malessere, ricordandosi che ogni sintomo ha una valenza comunicativa, per cui è importante dare ascolto e significato a ciò che si sta vivendo.