28/03/2011
di redazione
Inaugurata la mostra degli elaborati degli studenti dell’Istituto Luca Paciolo sui temi scelti per l’anno scolastico 2010-2011 nell’ambito del progetto “Pè No Chão”: Finanza Etica e Ecoturismo.
Oltre agli studenti delle quattro classi quinte degli indirizzi Igea e Turismo accompagnati dal preside prof. Michele Bartolomeo Pellegrino e dai docenti coinvolti nel progetto, hanno preso parte alla cerimonia il sindaco di Bracciano, Giuliano Sala, il vicesindaco Elena Rosa Carone Fabiani, gli assessori Paola Lucci e Gianpiero Nardelli e, in rappresentanza dell’associazione Penochao onlus, artefice del progetto, Bruna Di Filippo (consigliera) e Romano Angeli (presidente).
Più che una cerimonia, si è trattato di un incontro in cui gli interventi del preside, del sindaco, degli assessori e di Andrea Agache, per gli studenti, hanno contribuito all’approfondimento storico, politico e sociale dei temi sviluppati nella mostra, cercando soprattutto di attualizzarli concretamente al nostro vivere quotidiano.
Romano Angeli ha indrodotto l’incontro ringraziando, anche a nome dei borsisti della favela Ademar di San Paolo Lilian, Gabriela, Leonardo, Helena, Jose Fernando, Camila, Maria Lucia, Mikaela, tutti coloro che stanno sostenendo il progetto: in particolare, il Collegio dei Docenti dell’Istituto Luca Paciolo perchè ha inserito il progetto nel Piano dell’Offerta Formativa; gli studenti delle quinte A e B degli indirizzi Igea e Turismo per la realizzazione delle iniziative che hanno e continuano ad arricchire il progetto e per i collegamenti con i borsisti; la Consulta delle politiche immigratorie che per prima ha incoraggiato ad istituire a Bracciano l’associazione che anima il progetto; gli Assessorati alla Pubblica Istruzione, alla Cultura, agli Scambi Culturali e Gemellaggi, ai Lavori Pubblici per il sostegno al progetto; gli sponsor ed il gruppo di amici che periodicamente e puntualmente danno il loro contributo al progetto.
Il Presidente ha poi rivolto un particolare ringraziamento ai borsisti della favela di Ademar (San Paolo), che dovranno tener viva una riflessione tanto importante. "Quasi metà della mia vita professionale l’ho dedicata al volontariato e alla cooperazione tecnica internazionale per i Paesi in via di sviluppo (PVS). Mi è sempre stato chiaro che la “beneficenza” è utile solo in caso di emergenza altrimenti essa è dannosa. Il mio impegno, infatti, era dedicato ai progetti di sviluppo o, meglio ancora, a quelli di auto-sviluppo (è ben noto a tutti che è meglio insegnare a pescare che regalare un pesce!). Ebbene questi ragazzi brasiliani da quasi un decennio (cioè da quando con mia moglie abbiamo cominciato il progetto mentre risiedevamo a San Paolo per lavoro) non ci chiedono nè beneficenza nè progetti di auto-sviluppo nè mezzi di sostegno economico per se stessi e per le loro famiglie. Ciò che ci chiedono è di poter imparare un mestiere che permetta a loro di non dover dipendere dalla malavita locale.
Essi, infatti, fino all’età di circa 13 anni crescono assistiti da Enti con parziali sostegni pubblici (centri come il Cenfirc) e, se pur nelle condizioni insane e misere di una favela, riescono a sopravvivere sino al termine della scuola dell’obbligo e spesso ad intravedere una possibile vita migliore! Quando poi però sono costretti ad uscire dal Centro, per lasciar posto ad altri bambini, si trovano di fronte ad un’unica possibilità di guadagnare quanto serve per sopravvivere: la malavita locale (droga e armi) che è molto potente e prepotente ed inizialmente paga bene. Poi però o assumi la violenza come regola di vita o devi soccombere e a volte anche morire ammazzato".
“In sostanza – aggiunge Angeli – ci chiedono aiuto per due principali obiettivi, dei quali uno è sicuramente anche a nostro beneficio: in primo luogo ci chiedono il diritto di poter esprimere le loro capacità (che non sono quelle di smerciare droga e armi), di tradurle in professioni e di realizzare una vita personale e familiare normale; in secondo luogo ci chiedono di almeno ridurre il serbatoio di manodopera da cui attinge la malavita locale”.
“E’ un obiettivo conseguente al primo – conclude il presidente – e nell’affrontarlo conoscono molto bene i gravi rischi in cui potrebbero incorrere (uno dei nostri primi borsisti fu ucciso proprio perchè, una volta imparato la professione, si rifiutò di mettersi al servizio della mala). Mi resi conto che se avessi proposto un progetto di sviluppo la mala-locale sarebbe stata in grado di impadronirsene e di imporre nella gestione del progetto la legge della violenza!
Questo secondo obiettivo è straordinario, va ben oltre alla beneficenza e alla realizzazione di progetti di sviluppo perchè pone il lavoro, la solidarietà e la non-violenza al centro della vita sociale.
Sembra poca cosa pagare delle borse di studio a dei favelados per imparare un mestiere ed invece a mio avviso è straodinario! Ed è utile e necessario anche a noi perchè qui in Italia siamo bersaglio della malavita locale brasiliana: forse non per le armi ma per la droga sì (il Brasile è una enorme via di transito). E poi ci costringe a pensare sulla importanza del lavoro, della non-violenza, della solidarietà”.
La storia, le attività e le esperienze, comprese le relazioni mensili dei responsabili del progetto in San Paolo e le esperienze di studio e scambio con gli studenti di alcune classi del Luca Paciolo, sono riportate nel blog del progetto: www.penochaoromano.blogspot.com. – Pe no chao onlus (penochaoroma@yahoo.it)