09/01/2011
di G. Longo - A. Rossi (UNAGIPA)
UDC E Partito Democratico si sono espresse a favore delle richieste dell’Unione
Un intervento del Ministero della Giustizia inteso a minimizzare le ragioni della protesta dei giudici di pace, merita una puntualizzazione.
I Giudici di pace scioperano e protestano per un cambiamento sostanziale delle loro condizioni e per realizzare, in ossequio ai principi costituzionali e delle leggi ordinarie vigenti, la copertura previdenziale, la continuità del rapporto, garanzie di indipendenza e autonomia dei giudici e la razionalizzazione e revisione delle indennità.
La legalizzazione e normalizzazione del rapporto dei giudici di pace è la logica e necessaria conseguenza del ruolo assunto dai giudici di pace, quale giudice monocratico di primo grado che svolge oltre 2.400.000 procedimenti l’anno nei settori civile, penale, sanzioni amministrative, provvedimenti immigrati e della conciliazione .
Il legislatore a partire dal 1999 ha, infatti, profondamente mutato la figura e le funzioni del giudice di pace – originariamente configurato quale giudice della conciliazione e dei giudizi di equità – quale giudice ordinario.
Queste cose sono state spiegate e documentate al Ministro della Giustizia, allo stesso Presidente del Consiglio, oltre che al Presidente della Repubblica.
Sono finiti i tempi delle spiegazioni e degli approfondimenti. L’Unione attende i provvedimenti che realizzino la legalizzazione e normalizzazione della condizione dei giudici di pace.
I temi della riforma dei giudici di pace sono patrimonio comune delle forze politiche.
Recentemente UDC ed il Partito Democratico con puntuali interventi dell’onorevoli Roberto Rao e Andrea Orlando si sono espressi a favore delle richieste della categoria. Qualche mese fa anche il partito dell’Italia dei Valori per bocca dell’onorevole Palomba, si è espresso a nostro favore.
Diversi e numerosi esponenti della maggioranza si sono espressi favorevolmente alle nostre richieste. Tra questi anche l’onorevole Angelino Alfano, prima di salire al soglio di Guardasigilli, quale secondo firmatario di una proposta di legge.
Tocca ora al Ministro della Giustizia ed al Governo esprimersi per non danneggiare un istituto che ha dato in questi anni una seria risposta alla domanda di giustizia.
L’Unione ha denunciato recentemente alcune decisioni del Ministero della Giustizia sulla proroga e la revisione degli organici in quanto provvedimenti disorganici e contrastanti con le stesse esigenze funzionali.
La proroga dei giudici in scadenza, limitata al 31 marzo 2011, invece che al 31 dicembre, come già fatto con il precedente decreto legge dello scorso anno, se non viene prontamente riparata mette in pericolo la funzionalità degli uffici e non consente ai giudici di organizzare una ordinata e tempestiva programmazione delle udienze oltre il 31 marzo 2011.
Una revisione degli organici adottata, oggi, fuori da un confronto con la categoria ed in assenza di una riforma organica , di cui dovrebbe essere la conseguenza, stravolge ogni principio di buona organizzazione e ne mina la sua stessa legittimità.