10/03/2011
di redazione
Tira una “brutta aria” nel Lazio. Lo rivela un’indagine di Legambiente secondo cui la qualità dell’aria della nostra regione è seriamente compromessa e non solo per quanto riguarda la Capitale e la sua provincia.
La maglia nera infatti, inaspettatamente, va a Frosinone che in soli due mesi ha superato per 48 giorni i limiti di legge per il PM10, piazzandosi al quarto posto tra i capoluoghi più inquinati nel panorama nazionale. Segue a breve distanza Colleferro (Rm) con 37 giorni di superamento, e poi nella speciale graduatoria sfilano Roma Corso Francia con 29 come Ciampino (Rm), e persino Roma Villa Ada, che misura il cosiddetto “fondo urbano” all’interno di un parco, ha già rilevato ben 11 giorni di superamento dei limiti.
I dati sono stati rielaborati sulla base dei rilevamenti delle centraline Arpa, e sono emersi nell’ambito della presentazione del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato, la più grande campagna di rilevamento dell’inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane e di informazione e sensibilizzazione sul risparmio energetico, realizzato quest’anno con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la collaborazione di ANCI.
Tuttavia, l’inquinamento atmosferico attanaglia l’intero Lazio. Sono diverse le città prossime ai fatidici 35 giorni di superamento della concentrazione media nelle 24 ore di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM10, che la normativa europea ha fissato come margine per rientrare nei parametri di legge: in via Tasso a Latina il limite è già stato superato per 23 giorni dall’inizio dell’anno, a Civita Castellana in provincia di Viterbo per 19 volte. Nella Capitale Tiburtina ha già superato i limiti per 27 giorni, Preneste per 26, Cinecittà per 21. C’è poi un “caso Ceccano”, visto che è la piccola cittadina a sud di Frosinone, in fondo alla Valle del Sacco, a guadagnare la peggiore performance, con ben 56 giorni fuori dai limiti di legge dall’inizio dell’anno.
“I dati sullo smog da PM10 sono chiari, l’aria che respiriamo è fuorilegge ogni due-tre giorni in molti casi, c’è un serio problema sanitario che va affrontato con nuove limitazioni del traffico privato a Roma e nelle aree urbane e con nuovi controlli alle emissioni degli impianti nella Valle del Sacco – dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. È un quadro davvero preoccupante, soprattutto alla luce degli ultimi studi che hanno evidenziato che a Roma ogni anno potrebbero essere evitate 1278 morti, se solo i valori di polveri PM2.5 venissero limitati a 10 microgrammi per metro cubo, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, permettendo alla popolazione di 30 anni di guadagnare un anno di vita. A Roma non si può fare la danza della pioggia sperando di risolvere così il problema, servono blocchi e targhe alterne, il nuovo piano di interventi operativo al quale l’assessore all’Ambiente sta lavorando va approvato subito, aprendo un confronto con le associazioni. Nel Lazio la Regione deve verificare l’attuazione degli interventi previsti dal piano di risanamento della qualità dell’aria, sono troppi i casi di asma nei bambini e i problemi acuti negli anziani affetti da bronco pneumopatia cronico ostruttiva e di malattie coronariche”.