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Nucleare, necessari chiarimenti su depositi rifiuti radioattivi

18/03/2011

di redazione

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Quanto sta succedendo in Giappone rilancia l’allarme nucleare e l’opinione pubblica si pone domande sulla sicurezza dei siti presenti nella nostra Regione. Legambiente ha chiesto nei giorni scorsi di chiarire subito la situazione dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari di Latina e del Garigliano nel Lazio, mentre la visita al Centro Enea Casaccia di una delegazione del comune di Anguillara il 9 marzo non è certo sufficiente per tranquillizzare i residenti del comprensorio che si domandano quanto e quale materiale radioattivo sia presente all’interno del Centro.
Stando a quanto affermato da Legambiente, a Borgo Sabotino sono state terminate le opere murarie del deposito temporaneo di rifiuti radioattivi, destinato a sostituire i depositi che risalgono al periodo di esercizio della centrale, che conterrà i manufatti dei rifiuti condizionati presenti nell’impianto e quelli derivanti dalle future attività di decommissioning della centrale, così come è in costruzione l’edificio dove saranno trattati e cementati i fanghi e gli splitters prodotti durante l’esercizio della centrale. Anche sul Garigliano, al confine del territorio laziale, è in fase di collaudo la trasformazione a deposito dell’edificio che ospitava l’impianto diesel d’emergenza ed è in avanzata costruzione un nuovo deposito, manufatti che ospiteranno, temporaneamente, i rifiuti pregressi e quelli prodotti dal decommissioning della centrale.


“Che fine ha fatto il tavolo della trasparenza con le parti sociali che si doveva costantemente riunire presso la Regione Lazio? Il dramma giapponese riaccende i riflettori anche sui rischi dei materiali radioattivi ancora presenti nei siti delle ex centrali nucleari del nostro paese e che per centinaia di anni resteranno pericolosi – ha dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non sono bastati venticinque anni e i tanti soldi spesi per capire come mettere in sicurezza le scorie radioattive prodotte nel breve tempo in cui le due centrali della nostra regione sono rimaste in funzione, ma alla luce dei nuovi incidenti le istituzioni non possono continuare a far finta di niente, le popolazioni devono essere informate e sapere cosa c’è affianco a casa loro e cosa ci sarà secondo i piani previsti per il rientro delle scorie nucleari in Italia. Con il nuovo referendum che i cittadini andranno a votare nei prossimi mesi chiederemo anche questo, di smetterla con la mancanza di trasparenza su fatti così seri”.

Secondo gli ultimi dati disponibili, presentati da Legambiente qualche tempo fa nel dossier “I problemi irrisolti del nucleare a vent’anni dal referendum”, sono ben 1.425 le tonnellate di combustibile scaricato dal reattore della centrale di Borgo Sabotino a Latina, ora in Inghilterra per il ritrattamento, ai quali si aggiungono altri 950 metri cubi di rifiuti radioattivi che sarebbero stoccati ancora sul posto; 322 elementi di combustibile della centrale del Garigliano, anch’essi inviati all’estero dopo lo stoccaggio temporaneo presso l’impianto Avogadro di Saluggia (Vc), a cui si aggiungono altri 90 metri cubi di materiale radioattivo condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati che risulterebbero essere ancora sul posto.
“Dopo quasi venticinque anni è sempre la stessa la sporca eredità delle due centrali nucleari nel nostro territorio laziale chiuse grazie al referendum – ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio -. A Borgo Sabotino a Latina la situazione è pressoché invariata: è in corso da tempo la costruzione di un deposito temporaneo, che non si saprà quanto temporaneo sarà, visto che il tema è ancora estremamente delicato. Per non parlare poi del sito di stoccaggio provvisorio del Garigliano, una località a rischio alluvione, che ha già visto le sue scorie finire spesso sott’acqua. E’ questo il contesto in cui è assurdo riparlare di nucleare, senza tener conto dell’insicurezza, dei costi, del problema degli armamenti nucleari e del terrorismo. Risparmio ed efficienza energetica, solare, eolico, biomasse, piccolo idroelettrico, geotermico non hanno questi costi e questi problemi, è assurdo abbandonare questa strada per avventurarsi su quella del nucleare”.

“La Polverini esprima subito il parere contrario alle nuove centrali nucleari nel Lazio – ha ribadito Parlati – inviandolo formalmente al Governo. In questo momento spaventoso per il popolo giapponese, serve una risposta di civiltà, non si possono lasciare i cittadini smarriti e senza chiarezza. La Presidente ha ribadito più volte la contrarietà all’installazione di nuove centrali nucleari nel territorio e il Consiglio regionale poche settimane fa ha votato un ordine del giorno netto in questa direzione, che impegna la Giunta. Chiediamo allora che in modo preventivo la Regione Lazio si esprima altrettanto nettamente e immediatamente”.
Legambiente Lazio ricorda che poche settimane fa, la Corte Costituzionale aveva sancito in una sentenza la necessità che le Regioni potessero esprimere il proprio parere, obbligatorio anche se non vincolante, prima della riunione della Conferenza Unificata, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 sul nucleare, tanto da costringere il Governo a un decreto correttivo.


LE EX CENTRALI NUCLEARI DELL’AREA LAZIALE


Latina – Borgo Sabotino
La centrale di Latina si trova a Borgo Sabotino e nasce dall’iniziativa dell’Eni nel 1957 con la costituzione della società Simea, con capitale sottoscritto da Agip Nucleare (75%) e dall’Iri (25%). In quattro anni viene costruito un impianto basato su tecnologia GCR Magnox, un reattore a gas-grafite di fabbricazione britannica. Attiva fino al 1986, la centrale produce circa 26 miliardi di kWh, mentre nel 1987 il Cipe ne ordina la definitiva chiusura. Nell’aprile del 1991 la licenza di esercizio viene modificata per portare a compimento le attività necessarie alla messa in custodia protettiva passiva dell’impianto. La centrale è oggetto di numerosi eventi anomali, riconducibili a malfunzionamento delle apparecchiature. Il combustibile scaricato dal reattore, fra l’avviamento dell’impianto e il completo svuotamento del nocciolo, è pari a 1.425 tonnellate ed è in Inghilterra per il ritrattamento. Sono attualmente stoccati alla centrale di Latina rifiuti radioattivi pari ad un volume di 950 metri cubi che corrispondono ad una attività di 2,4×1013 Bq.


Garigliano (CE)
Progettata sul finire degli anni ’50, al confine tra Lazio e Campania, nel territorio di Sessa Aurunca, appartiene alla prima generazione di impianti nucleari dal gruppo Iri-Finelettrica e beneficia di un finanziamento della Banca Mondiale. L’impianto ha problemi di funzionamento sin dalla sua messa in esercizio, nel 1964. Basato su una configurazione eccessivamente complicata, presto abbandonata dallo stesso costruttore, l’impianto ha un funzionamento discontinuo, fino all’arresto del 1978 dovuto ad un grave guasto tecnico, mentre nel 1980 la piena del fiume Garigliano raggiunge l’impianto, che libera nelle campagne radionuclidi quali il cesio 137, il cesio 134 e il cobalto 60. Nel 1982 l’Enel ne dispone la definitiva disattivazione. Oggi la Sogin ha avviato un piano di smantellamento e ripristino ambientali che, si stima, dovrebbe concludersi entro il 2016. Nella centrale del Garigliano non è presente combustibile irraggiato, inviato in parte all’estero per il ritrattamento e in parte (322 elementi di combustibile) allo stoccaggio temporaneo presso l’impianto Avogadro di Saluggia (VC). L’impianto conserva 90 metri cubi di materiale radioattivo condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività proveniente dai lavori dismantellamento, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati con attività di19,7 GBq (anno 2000).