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Facebook può determinare dipendenza: l’importanza di accorgersene ed intervenire

06/05/2011

di Elisa Caponetti - psicoterapeuta

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Facebook è il social network più utilizzato e il sito più “cliccato” dopo Google: basti pensare che recenti studi hanno evidenziato come nel 2008 la sua diffusione è stata così esponenziale da posizionare l’Italia al primo posto nella classifica mondiale dei paesi con maggiore percentuale di incremento di utenti. Tutto questo ha determinato anche il diffondersi di fenomeni di dipendenza, la rete non è infatti immune dal poter essere utilizzata in modo dannoso e patologico. Nella pratica clinica è nata ormai da tempo l’esigenza – vista la sempre maggiore diffusione – di lavorare e studiare anche le così dette nuove forme di dipendenza: per intenderci quelle non legate all’uso di sostanze psicotrope, come ad esempio la dipendenza da internet, dal gioco d’azzardo, da shopping compulsivo, da sesso, etc.
Il dato eclatante è che si tratta di un fenomeno che colpisce un po’ tutti: giovani, adulti e anziani, uomini e donne, ma nello specifico i bambini e i ragazzi, per la loro intrinseca vulnerabilità, sono i soggetti maggiormente esposti a conseguenti rischi. I più colpiti, infatti, sono i giovanissimi tra i 13 ed i 20 anni ed i giovani tra i 25 ed i 40 anni. Sono soggetti che maggiormente tendono all’isolamento e alla chiusura sociale, che spesso hanno alterazioni nella sfera emotiva.
Da un recente sondaggio effettuato dalla Società Italiana di Pediatria è emerso che il 50,7% dei ragazzi tra i 12 ed i 14 anni si collega ad internet tutti i giorni, il 49,9% di questi rimane collegato da 1 a 3 ore, il 16,4 % rimane connesso per più di 3 ore. Il 77% degli adolescenti tra i 15 ed i 19 anni si collega abitualmente ad internet, il 71% dei giovani tra i 20 ed i 24 anni, il 53,8% degli adulti tra i 35 ed i 44 anni, ma è solo tra i 60 ed i 64 anni che si scende al 18%.
Le donne hanno più account rispetto agli uomini (75% rispetto al 63%), ma sono soprattutto gli uomini a sviluppare questa dipendenza. O almeno le donne risultano meno dipendenti in quanto chiedono aiuto in misura inferiore.
E’ interessante vedere quali sono i sintomi principali che caratterizzano la dipendenza, così da poterla individuare: il bisogno di trascorrere sempre più tempo in rete per ottenere soddisfazione; la riduzione di interesse per altre attività che non siano quelle legate ad internet; in seguito alla riduzione o sospensione dell’uso di internet, lo sviluppo di una specifica sintomatologia: agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade online; il bisogno di restare collegato con più frequenza o per più tempo rispetto all’inizio; l’impossibilità di interrompere o di tenere sotto controllo l’uso di internet; il trascorrere grande quantità di tempo in attività correlate alla rete; il persistere con l’uso di internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi, psicologici, causati dalla rete stessa.
La cosa fondamentale che bisogna tener presente è che i fenomeni legati alla sua dipendenza, sono una spia di una grande solitudine sociale, affettiva e relazionale. Spesso sono amicizie che esistono soltanto virtualmente, non sono reali. Secondo alcune ricerche scientifiche, la metà dei soggetti dipendenti da internet ha alle spalle una precedente storia di assuefazione, principalmente all’alcol, alla nicotina, alle droghe o al sesso. Sono più a rischio di sviluppare compulsioni legate alla rete le persone che soffrono di problemi emotivi, depressione, disturbi d’ansia e che ricorrono alle diverse attività online per “dimenticare” situazioni personali stressanti, dolorose o spiacevoli. Sono comunque persone spesso fragili con bassi livelli di autostima. A questi poi si aggiungono i problemi dati dalla dipendenza, ovvero problemi sociali, familiari, affettivi, aumento dell’isolamento e distorsione nei rapporti interpersonali. Per questi soggetti, l’utilizzo di social network diventa un modo rassicurante di stabilire nuove relazioni e di approcciarsi agli altri con minore timore. E’ un modo per illudersi di riuscire a superare le proprie difficoltà, in realtà si rimane intrappolati e aumenta la solitudine e il malessere.
Il primo stadio importante è quello di prendere coscienza che si ha un problema e che si tratta di una vera e propria dipendenza. Questo è già molto difficile in quanto non essendoci l’utilizzo di sostanze, spesso si tende a non riconoscere la gravità del fenomeno. Il passaggio successivo è quello di affrontare in psicoterapia il disagio e il malessere che c’è dietro quel sintomo: ad esempio, la bassa autostima, fragilità, poca sicurezza in se stessi, chiusura sociale, isolamento. E comunque di individuare la psicopatologia sottostante. Si tenga anche presente che la maggior parte delle persone si collegano ad internet, ma spesso si sminuisce la gravità del fenomeno, ossia si tende a sdrammatizzare e a normalizzare, ammettendo con difficoltà che il bisogno di restare collegati a facebook o ad un altro social network è indice di patologia e di dipendenza.
Infine, occorre tener presente che la dipendenza da facebook genera sintomi sia a livello psichico, tristezza, apatia, inibizione nelle relazioni sociali reali, sia a livello psicosomatico, insonnia, emicranie, affaticamento, nausea, che a livello comportamentale, bisogno di collegarsi più volte al giorno, interrompere lo studio o il lavoro per aprire la schermata di facebook, sentirsi tesi o nervosi se per qualche motivo non ci si può collegare, restare collegati fino a notte inoltrata. Questi comportamenti tendono a ripetersi sino a sostituire altre attività quotidiane e a interferire pesantemente nelle relazioni interpersonali e familiari. Tutto questo è una spia di un grande problema. Genitori attenti possono quindi accorgersi molto facilmente che c’è qualcosa che non va, semplicemente osservano il proprio figlio. Gli indicatori e i campanelli di allarme come si vede, possono essere davvero tanti.