26/01/2012
di Elisa Caponetti - psicoterapeuta
Il fenomeno delle dipendenze, con e senza sostanze. Il gioco d’azzardo rientra in quest’ultima categoria e sarebbe utile conoscere maggiormente i meccanismi sottostanti tale dipendenza, data la sua enorme diffusione e la sua continua espansione.
Si può subito ricordare che la dipendenza senza sostanza è una patologia psichiatrica riconosciuta, in cui l’elemento critico di assuefazione è dato in assenza di una sostanza (come invece accade nell’alcool e nelle tossicomanie). Si tratta, quindi, dell’uso ed abuso di comportamenti e relazioni patologici e disfunzionali, legati a stili di vita, abitudini, consumi, gestione del tempo, fragilità individuali, ecc.
Tali forme di dipendenze sono molto insidiose e al tempo stesso molte volte meno riconoscibili, anzi addirittura incentivate a livello sociale.
Il problema delle dipendenze condiziona un numero sempre maggiore di persone, esercitando una crescente influenza soprattutto sui soggetti più fragili, vulnerabili e insicuri. I “dipendenti” sanno di poter ottenere felicità, sicurezza e appagamento provocato solo illusoriamente e momentaneamente dal mettere in atto quel tipo di comportamento, in questo caso il gioco. Il “dipendente” si sente soddisfatto e appagato, in questo modo l’angoscia e il dolore vengono assopiti, ma queste sensazioni piacevoli ben presto scompaiono e lasciano il posto a stati di forte malessere. Razionalmente il dipendente sa che mettere in atto quel comportamento non può portarlo ad appagamento, ma la dipendenza è basata su di una logica emotiva e non razionale. Attivando quello specifico comportamento, si sostituirà momentaneamente uno stato di malessere, tristezza, ansia, ecc. con uno di momentaneo appagamento. I dipendenti non conoscono altre modalità di risoluzione dei problemi.
Se approfondiamo di più la dipendenza da gioco, possiamo evidenziare che ognuno di noi, molto probabilmente, conoscerà persone che abitualmente partecipano a varie forme di gioco d’azzardo. Ultime ricerche ci dicono che il mercato del gioco nel nostro Paese, ha registrato una costante crescita, questo grazie anche ad una sempre ulteriore diversificazione delle tipologie di gioco.
Recentemente don Ciotti ha reso noto il dossier “Libera” e sono emerse cifre folli legate a questa attività e dipendenza. E’, tra l’altro, un fenomeno che rende sempre più povere le famiglie. Secondo questa recentissima ricerca, i giocatori patologici spendono oltre 1.200 euro al mese, insomma, interi stipendi. Ulteriori dati resi noti: tale fenomeno ha un fatturato stimato di oltre 76 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti almeno altri 10 miliardi frutto di attività illegali. In questo modo il gioco è diventato la terza impresa del Paese. Si tratta di sale bingo, gratta e vinci, videogiochi, bische, slot-machine, totonero. Ogni forma di gioco può dare dipendenza!
Sempre secondo i dati emersi da questo dossier, in Italia sono 800 mila le persone che soffrono di questa forma di dipendenza, oltre ad esserci altri quasi 2 milioni di soggetti a rischio. Numeri di non poco conto! I giocatori patologici dichiarano di essere assidui giocatori, dedicandosi a tale attività oltre tre volte alla settimana.
Come per altre forme di dipendenze, anche in questo caso, non si deve sottovalutare il problema e bisognerebbe rivolgersi prima possibile ad un esperto e valido professionista.
Chiuderei con le parole di don Ciotti, che invitano ad una profonda e seria riflessione: “Questa smania per il gioco ha dei costi umani e sociali immensi. L’offerta continua di gioco crea dipendenze, lacerazioni nelle famiglie, un aumento dei suicidi, determina una corruzione della speranza perché si vendono alla gente facili illusioni”.