19/06/2010
di Alessandro Griffini
Ormai da alcuni decenni, nel complesso minerario conosciuto come “La Solfatara” di Manziana, a seguito di un provvedimento della Magistratura, i rifiuti pericolosi erano stati accumulati in un locale chiuso dell’edificio principale, posto sotto la sorveglianza dell’Amministrazione dell’Università Agraria, proprietaria dell’area.
Non si conosce l’esatta natura delle sostanze, ed un voluminoso faldone negli archivi dell’Università Agraria conserva memoria delle vane procedure che le tante amministrazioni dell’Ente Agrario che si sono succedute nel tempo hanno tentato inutilmente per dare un nome proprio alla “robba” che periodicamente alimentava le paure e le discussioni al bar dei cittadini manzianesi.
Poi, nello stesso locale, con le sostanze ignote sono stati immagazzinati anche alcuni trasformatori industriali contenenti PCB, una sostanza cancerogena proibita in Italia fin dal 1988.
Il locale contenente i rifiuti tossici è rimasto nel tempo chiuso da una porta in ferro e da una lastra di lamiera ondulata fissata all’unica finestra, ed oggi è semiricoperto dalla vegetazione.
Da un casuale sopralluogo di chi scrive, questa lamiera risulta forzata ed i rifiuti tossici sono visibili ed accessibili.
Nella penombra si vede chiaramente che il fondo del locale è completamente ricoperto da un liquido scuro e maleodorante dalla tipica puzza dei clorofenili, prova evidente che i bidoni e le apparecchiature elettriche, a seguito della corrosione hanno rilasciato il loro contenuto.
Oggi, l’Università Agraria proprietaria del bosco e conservatrice giudiziaria dell’area dove sono conservati i rifiuti, è senza Presidente e senza Deputazione Agraria e si aspetta la nomina da parte della Regione di un commissario che porti l’Ente a nuove elezioni.
Comunque è estremamente urgente che si prendano le contromisure necessarie, anche perché questi rifiuti speciali e pericolosi si trovano ad alcune decine di metri in linea d’aria dal luogo più frequentato di Manziana : l’area commerciale Dubois, MediMax e Carrefour (ex Kesp).
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Roberto Calabretta, 01/07/2010 16:24:28
Che brutta situazione