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Slitta di un mese la riconversione annunciata dell’ospedale Padre Pio di Bracciano

30/12/2010

di Daniele Coltrinari

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Il commissario Polverini lo rende noto con una circolare; un gruppo di lavoro interno dell’Asl Rm/F dovrà coordinare l’attuazione del piano fino al taglio previsto dei 77 posti letto. Le istituzioni di Bracciano hanno deciso di ricorrere al Tar, nel consiglio comunale del paese lacustre, svoltosi i primi di dicembre, si è deliberato all’unanimità il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Decreto n. 80/2010 della Regione Lazio: il piano di riordino sanitario che prevede, tra l’altro, la soppressione dei 77 posti di degenza dell’ospedale “Padre Pio”. Dopo una lunga discussione, consiglieri di maggioranza e minoranza hanno votato insieme , dando parere favorevole al ricorso. Abbiamo parlato di questo e della situazione in generale dell’ospedale di Bracciano con Fernando Romeo, Coordinatore ad interim del neonato “Comitato territoriale per la difesa della salute pubblica”.
Si è deciso di ricorrere al Tar, nel frattempo con il comitato state cercando di sensibilizzare i cittadini. Cosa si sente di dire al riguardo?
«Ho sentito dire da qualcuno che il problema è dei dipendenti dell’ospedale, se la struttura non ha funzionato in maniera ottimale negli scorsi anni. Affermazioni come queste non aiutano certamente chi vuole lasciare in vita il “Padre Pio” e anzi, migliorarlo. Il ricorso al Tar è un passaggio necessario per difendere la nostra struttura ospedaliera».
Alcuni utenti e operatori dell’ospedale hanno inviato nelle scorse settimane una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Si intuisce nella missiva, oltre ad informare il presidente del decreto n. 80 sul riordino della rete ospedaliera e dei problemi che ne scaturiscono alla popolazione locale, una condanna al “profitto”. Ovvero?
«Chiudere 24 ospedali pubblici laziali, giustificando il provvedimento con l’intento di ottimizzare le risorse economiche non regge. Non siamo contro la razionalizzazione delle risorse, non si capisce però perché colpire strutture situate nella provincia, quando nella capitale vi sono più ospedali con una percentuale molto superiore di posti letto a disposizione della popolazione. Senza un ospedale nella nostra zona, sarà caos per i nostri cittadini».