26/04/2011
di Francesco Pizzorno
La data del 25 aprile 1945 rappresentò l’inizio dell’Italia democratica e gli uomini e le donne , i militari ed i civili, i laici e i religiosi che spesero la loro vita per la libertà devono considerarsi – nella ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia – eredi degli ideali del Risorgimento.
Grazie a loro viviamo in un paese democratico dove libertà ed uguaglianza tra i cittadini sono diventati diritti inviolabili, dove l’informazione deve essere libera e priva di censure, dove tutti i cittadini devono avere le stesse opportunità con il rifiuto di ogni discriminazione sociale e dove liberamente ci si può associare ed esprimere le proprie idee politiche e religiose.
Per questi motivi possiamo a ragione affermare che la ricorrenza del 25 aprile è – simbolicamente – uno degli eventi fondanti del nostro vivere civile, quello che fa di noi un popolo indipendente e libero.
Dopo il “Risorgimento”, con la “Resistenza” abbiamo conquistato per la seconda volta la nostra indipendenza e la nostra unità nazionale.
A 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia ed a 66 anni dalla “Liberazione” abbiamo celebrato un atto di riconciliazione umana ricordando tutti i caduti – da ogni parte schierati – ed onorandoli con la stessa pietà.
Dobbiamo, però, sottolineare l’importanza di uno Stato che ha tra i suoi principi fondanti la libertà e la democrazia.
Grazie al sacrificio di quanti morirono per la libertà, tutti noi da oltre più di sessant’anni viviamo e operiamo in pace e in democrazia, in un confronto nel quale l’avversario non è considerato un nemico, ma una persona con il suo inalienabile diritto di avere pensieri diversi dai nostri e di poterli liberamente manifestare cercando il consenso attorno alle proprie idee e ai propri programmi in un libero contraddittorio democratico con la consapevolezza che le differenze politiche sono legittime ed inviolabili.
E questo importante compito fu possibile grazie al lavoro dei Costituenti che realizzarono una Carta Costituzionale moderna , lungimirante, costruttiva e capace di trasformare il nostro Paese in una avanzata Democrazia .
In un momento come questo di profondo cambiamento ed incertezza quale oggi il nostro Paese sta vivendo, a fronte della presenza di una grave crisi sociale ed economica è urgente intraprendere una nuova trasformazione dello Stato in quella che possiamo chiamare – con le dovute cautele e doverose e profonde differenze – una nuova “lotta di liberazione”.
Questa la sfida cha abbiamo davanti : “liberare” gli italiani dalla “burocrazia”, dalla inefficienza, dai “lacci”, dalle pastoie, dalle molestie amministrative che opprimono l’economia e che rendono difficoltosa la ripresa non solo alle aziende, ai commercianti, agli artigiani, a chi lavora, ma anche ai “semplici” cittadini e a quanti si trovano in condizioni di maggiore debolezza (basti pensare la difficoltà di mandare a buon fine una pratica di accertamento di invalidità).
Voglio ripetere una famosa frase di Einaudi: “…migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente con altri impieghi”.
Dobbiamo porre in essere una politica che parta dall’ascolto delle problematiche di tutti per individuare di volta in volta interventi mirati che risolvano le piccole e grandi complicazioni che appesantiscono la vita di milioni di cittadini.
Questa sarà la prossima “lotta di liberazione” che saremo tenuti ad affrontare.