23/08/2010
di Barbara Conti
Fabrizio Moro in concerto, sabato 21 agosto, a Canale Monterano. Prima dell’esibizione lo abbiamo incontrato nel “suo” camper.
Fabrizio, quanto devi a Sanremo?
«Diciamo che Sanremo non deve niente a me e io non devo niente a lui. Tuttavia, soprattutto ultimamente, è rimasto uno dei pochissimi “trampolini di lancio” con un minimo di “spessore musicale”, in particolare dopo l’inondazione mediatica dei talent show. Sanremo, invece, è rimasto ancora oggi l’unico palco dove puoi esibirti e uscire con un minimo di credibilità, da costruire poi nel tempo. Per adesso non penso di tornarci, specialmente per come si sono messe le cose. Di recente non mi è piaciuto, non è stato un grandissimo spettacolo».
All’Ariston hai portato tre canzoni diverse come testi e stile, chi è veramente Fabrizio Moro artista?
«Mi sento tutte e tre allo stesso modo. Non mi sono mai fatto influenzare dalle etichette, dai vincoli sonori. A me piace molto sperimentare. Posso scrivere un pezzo che fa parte del pop e uno del punk. Nel mio ultimo album ci sono vari generi».
La canzone che ti rappresenta di più?
«Non musicalmente, ma sotto il profilo del testo c’è “Sangue nelle vene”».
Da poco tuo figlio ha fatto un anno, cosa ha rappresentato quella nascita per te?
«Al contrario di quello che mi raccontavano coetanei che già avevano bambini, la libertà e la spensieratezza. Un po’ come quando Colombo ha scoperto l’America. È un punto di forza non indifferente perché so che quando le cose non gireranno per il verso giusto, so che non potrò mai mollare perché questo bambino è una responsabilità».
Progetti futuri?
«Siamo in tour da giugno del 2009 chiuderemo il 19 novembre all’ex-Palacisalfa di Roma e poi entrerò in studio per la produzione del nuovo album».
Come è esibirsi qui a Canale?
«Amo molto le feste di paese più di quelle di Stato. La maggior parte dei concerti li faccio in posti come questo».
Se potessi avere una canzone da un cantautore chi vorresti te la scrivesse?
«De Andrè anche se purtroppo non può più farlo, poi Rino Gaetano mi è piaciuto tantissimo o il primo Vasco».
Se non fossi diventato cantante, che cosa saresti stato?
«Ho studiato cinematografia per molti anni, quindi avrei lavorato nel cinema, ma non come attore, dietro le quinte. Amo moltissimo il cinema».
Ci puoi parlare dell’esperienza del videoclip con Rita Borsellino?
«Fantastica perché il video è stato girato da Marco Risi, uno dei registi italiani più importanti. Sono stato lì non solo come protagonista, ma anche come osservatore. È stata un’esperienza bellissima, oltre il fatto che ho conosciuto Rita Borsellino».
E con gli Stadio?
«Con Gaetano Curreri ci sentiamo settimanalmente. Molto probabilmente continueremo a scrivere canzoni insieme. È stato un grandissimo maestro e continua ad esserlo come amico».
Un sogno nel cassetto?
«Pubblicare un libro, l’ho scritto ma non l’ho mai pubblicato. E poi sono appassionato di romanzi. E continuare a fare spettacoli dal vivo e vedere crescere sempre di più i miei fans. Al di là delle classifiche, della discografia e della televisione è il live che ti dà la possibilità di farti apprezzare o disprezzare. Spero che i miei fans continuino ad accorrere numerosi ai miei concerti in posti coem questo quanto in luoghi più grandi. Esibirti dal vivo è una cosa importantissima perché sul disco è difficile riprodurre tutto quello che fai dal vivo, soprattutto quando hai un budget limitato».
Cosa pensi della musica scaricata da Internet?
«C’è il pro e il contro, ha dato una bella mazzata al bilancio delle multinazionali, però è un buon veicolo per promuovere la musica indipendentemente dalle multinazionali».
Un duetto che ti piacerebbe realizzare?
«Mi piace lavorare in generale con diversi artisti: da Gaetano Curreri, piuttosto che con i rapper romani o con Albano. Io collaboro con tutti. La collaborazione per me è fondamentale e non c’è un personaggio in particolar modo».