06/12/2011
di Valentina Palumbo e Massimo De Francesco
Intervista al Dottor Aziz, medico oftalmico presso l’Ospedale Padre Pio di Bracciano
Questo mese Massimo ed io abbiamo intervistato il Dottor Aziz. Molti lo avranno visto spostarsi per i pianerottoli dell’ospedale di Bracciano, molti altri saranno stati sicuramente suoi pazienti. Il Dottor Aziz, in quanto nuovo italiano, incarna una storia molto interessante. Innanzitutto perché rappresenta uno dei tanti cervelli brillanti su cui l’Italia ha saputo proficuamente investire. Secondo poi ci sembrava bello sentire la voce dei nuovi italiani sulla questione del nostro ospedale, dimostrazione del fatto che i nostri amici stranieri seguono, vivono e condividono le nostre battaglie. E spesso ci aiutano a vincerle.
Dott. Aziz, come è arrivato in Italia? Perché ha deciso di diventare oculista?
Io sono Somalo, di Mogadiscio. Negli anni 70 arrivai in Italia grazie ad una borsa di studio presso l’Università la Sapienza. Mi sono laureato con il professor Scuderi con il quale ho terminato la specializzazione in quella che oggi si chiama oftalmologia.
Ricondurrei la scelta per l’oculistica alla mia curiosità nelle cose. Sono sempre stato molto acuto, sin da ragazzo, attratto dalle immagini. Non a caso sono appassionato di arte, quando ero giovane disegnavo, ed ero anche bravo…al punto che prima di chiedere la borsa di studio per oculistica avevo partecipato anche ad un concorso per una borsa di studio per l’Accademia delle Belle Arti…e avevo vinto anche quella!
Qual è il clima che ha trovato in Italia la prima volta che vi ha messo piede?In quanto somalo, e vista l’epoca, per gli Italiani era ancora consueto considerare i somali come parte della loro storia, di conseguenza non ho avuto particolari difficoltà di inserimento.
Poi con gli anni mi sono completamente stabilito, ho avuto due mogli, entrambe italiane. Dalla prima ho avuto i figli più grandi; mia figlia è medico oculistica come me ed ha seguito un master a Londra mentre mio figlio studia economia e commercio e si laureerà nella prossima primavera. Con la mia seconda moglie ho avuto due figli che hanno undici e nove anni. Nessuno di loro ha mai avuto problemi di inserimento.
Insisto molto su una cosa: se si rispettano le istituzioni e si tratta civilmente con il prossimo, è impossibile nascano attriti e si spengono automaticamente sul nascere atteggiamenti critici e voglia di sopraffazione.
E con i pazienti? Assolutamente nessun tipo di discriminazione anzi…sarà il mio fascino esotico…a me sembra di suscitare fiducia. Forse perché mi sono laureato giovane…a 28 anni ero già specialista e sono stato subito inserito nella sfera lavorativa specialistica.
E adesso? Come vede la situazione attuale? Al momento c’è una amalgama abbastanza variegata, dove lo straniero o il neoitaliano o il residente in Italia viene da tutto il mondo. Allora eravamo piccole comunità. In Italia arrivavano soprattutto somali, eritrei, libici ed etiopi per la loro provenienza dalle ex colonie italiane.
Spesso si veniva in Italia per studiare. L’IRI o l’Organizzazione Mondiale della Sanità , il governo italiano o lo stesso governo somalo mettevano a disposizione borse di studio. La più ambita era quella della CEE. E’ chiaro che nella situazione attuale c’è più contrasto, la gente è più insofferente. L’immigrazione, sempre più di tipo verticale, cioè dal sud verso il nord del mondo, i numeri, hanno diffuso l’idea di una invasione. E’ chiaro che questa transumanza segue la dinamica dei bisogni, ci si muove dove il benessere è maggiore, dove la temperatura o il clima, o l’ambiente sono migliori.
Cosa pensa del sistema sanitario nazionale? E’ un buon sistema. Sono stato anche in America e sono membro dell’Accademia Americana di oftalmologia e preferisco di gran lunga il sistema italiano. Andrebbe forse corretto e foraggiato. Purtroppo c’è una tendenza a lasciarlo abbandonato a se stesso.
E’ un peccato sentire che il nostro Ospedale Padre Pio rischi di essere chiuso; come reparti, attività di degenza e di chirurgia è un ospedale importantissimo. Ha una sede ed una struttura unica. Va solo bonificato nel senso buono della parola: come organizzazione, come attrezzatura abbiamo tutto e siamo l’ombelico di un sistema enorme al quale attingono tanti paesini. Il caso vuole che Bracciano sia anche uno dei paesi in cui la longevità è alta. Molte malattie sono età correlabili e ciò è vero anche per l’oculistica. Con la senilità nascono molte patologie, che possono abolire totalmente la visione, come la maculopatia senile o le cataratte. Vorrei non sentire queste brutte notizie, ma solo sapere che il TAR si è espresso in senso opposto alla chiusura per farlo permanere come e meglio di prima.
Allora useremo queste parole un po’ come un appello… Certo!
Com’è vede la Somalia da lontano? La Somalia vive una diaspora ed una guerra civile dagli anni 90. Sta perdendo i suoi connotati, il suo popolo, la sua religione. I somali sono ormai ovunque. E non sono solo i cervelli ad aver lasciato la Somalia, ma la gente comune, soprattutto i più poveri. Il paese ha oltre 3000 km di costa, bellezze naturali non indifferenti, ricchezze minerarie. Potrebbe praticare l’agricoltura grazie ai suoi due lunghi fiumi che provengono dagli altopiani dell’Etiopia. E’ veramente triste che un paese simile stia vivendo una simile sorte.
I suoi figli sono mai stati in Somalia? No, l’unica volta in cui avevo deciso di portarceli iniziò la guerra.
Un’ultima domanda, ha mai pensato di tornare per mettere a disposizione le sue conoscenze al suo paese? Certo, ci penso continuamente. Se fosse per me abolirei confini, passaporti, per me le frontiere non esistono. Io ho la fortuna di potermi muovere liberamente e allora, non potendo andare in Somalia, vado spesso in Egitto per sentire gli odori e il calore dell’Africa. Ogni volta che giungo in quel continente bacio la terra, e non è mal d’Africa. E’ il sentirsi parte di quel mondo, di quella gente, così semplice, così bonaria ed accogliente. Ma bisogna andare lì per capirlo. A descriverlo così non ci si arriva.