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Partorisce in ambulanza ma al pronto soccorso non ci sono ginecologi

12/07/2011

di Sarah Panatta

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Un parto “col folle” in piena emergenza sanitaria. Il Padre Pio naufraga in acque scure, intorbidate da falle interne ed esterne, ma questa mattina, alle 4.00, una luce “nuova” ha rischiarato per pochi istanti la decadenza grottesca di una struttura che si è dimostrata ancora una volta, nonostante tutto, indispensabile.
Una neo mamma di Trevignano Romano, neppure ventenne, ha dato la vita al suo primogenito letteralmente “on the road”. Quando l’ambulanza che la trasportava è arrivata al pronto soccorso del nosocomio braccianese la donna ne è uscita infatti con l’infante già in grembo, il parto era avvenuto all’interno del veicolo. La dottoressa di turno nello scarno pronto soccorso ha prestato con tempestività le cure di rito alla ragazza. Dopo essere stati visitati con scrupolosità, reciso il cordone ombelicale e pulito il bambino, madre e figlio, verificate le condizioni di salute generali, sono stati trasferiti al San Paolo di Civitavecchia, rispettivamente nei reparti di ginecologia e neonatologia. Doveva ancora avvenire l’assecondamento (asportazione) della placenta, che è stato in seguito operato al San Paolo, inattuabile al Padre Pio a causa della mancanza di un ginecologo al pronto soccorso.
I medici del Padre Pio rilevano l’accaduto come scandaloso, in quanto è inammissibile in un nosocomio già in bilico e defraudato di ogni stima e aiuto avere “assenze” simili. Al Padre Pio lavorano cinque ginecologi ma con turni di 12 ore, dalle 8.00 alle 20.00, senza turnazione notturna e quindi senza possibilità di presenza/consulenza al pronto soccorso durante le nevralgiche ore della notte. Non solo un’emergenza parto si affronta senza medici specialisti e senza poter fornire un’assistenza clinica completa. Non solo i pazienti giungono in un pronto soccorso desertificato da una carenza cronica di personale. Ma sembra soprattutto incredibile che in un frangente di difficoltà oggettiva e di disinteresse lampante da parte delle forze politiche regionali, persino la direzione sanitaria che respira l’aria “dentro” il Padre Pio, remi contro se stessa, e contro la propria vacillante struttura.
L’ospedale ha sostenuto due emergenze parto in sette mesi, il primo è avvenuto direttamente nel pronto soccorso, quando infuriava la bufera politico-mediatica sul nosocomio. Adesso che sono stati smorzati i riflettori il Comitato per la Salute Pubblica torna a fare domande scomode e a lanciare appelli, forte anche dell’ultima vita “tutelata” in questa precoce mattina di metà luglio. Il Comitato si chiede come sia possibile un tale “deficit organizzativo” e perché i ginecologi, seppur presenti, non sono inseriti anche nei turni notturni in cui sono spesso necessari. “L’ospedale pur reso malinconico, inefficace e triste ha salvato e tutelato la vita di quattro persone – commentano dal Comitato – è meglio proseguire asfittiche polemiche politiche o salvare il territorio e una struttura che anche in ginocchio può salvare delle vite umane?”. Certo è che la “rinascita” del Padre Pio deve essere “assecondata” tanto dai vertici politici quanto dai suoi vertici interni.