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Arsenico, Legambiente presenta un esposto

17/02/2011

di redazione

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“Sull’arsenico nell’acqua potabile manca qualsiasi chiarezza e anzi si sovrappongono numerose informazioni contrastanti che danneggiano i cittadini e la loro salute”. A denunciarlo Legambiente Lazio, attraverso le parole del suo presidente Lorenzo Parlati. Da tre mesi l’associazione ambientalista ha chiesto all’Assessore all’Ambiente della Regione e al Garante del Servizio idrico un tavolo di confronto sulla questione con le associazioni ambientaliste e dei consumatori, ma ancora nulla. “Vogliamo conoscere i progetti, le iniziative e i tempi di attuazione per realizzare i necessari investimenti e interventi, che possono richiedere anche pochi mesi – afferma Parlati -. Per tutelare i cittadini nei giorni scorsi abbiamo anche presentato un esposto per l’area di Latina che presto replicheremo a Viterbo e Roma, ma chiediamo anche di partecipare con le altre associazioni all’audizione fissata per domani alla Commissione Ambiente regionale”.

Un’audizione convocata per domattina, venerdì 18 febbraio, alle 10, alla quale sono stati invitati tutti i soggetti competenti dalla Presidente della Regione Lazio, alle Province di Viterbo, Roma e Latina, ma anche le Segreterie Tecnico Operative (STO), i Gestori, il Garante del Servizio Idrico Integrato, le ASL e l’Arpa Lazio.
Legambiente interviene anche sulla nomina della Polverini a Commissario straordinario per l’emergenza acqua stabilita dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 gennaio: “Lo strumento del commissariamento si è sempre dimostrato fallimentare in altre materie come i rifiuti, togliere responsabilità alle istituzioni e alle comunità locali è la strada sbagliata, serve coinvolgimento, concertazione, con i cittadini e gli amministratori – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio -. Non è nemmeno chiaro quali sono i territori a rischio né tanto meno quali sono gli interventi in atto e si affastellano ordinanze e manifesti assurdi, tanto da portare l’ordine dei medici di Latina ad esempio a non promuoverne la diffusione tra gli iscritti. E’ assurdo continuare con ordinanze di divieto di uso dell’acqua una diversa dall’altra, né possiamo accettare che si affronti la questione passando alle acque imbottigliate, l’accesso ad un bene così fondamentale è un diritto di tutti i cittadini e deve essere garantito a tutti i costi e dando certezze per la salute delle persone, come ha dimostrato senza dubbio la mobilitazione di un milione e mezzo di italiani per il referendum per l’acqua pubblica”.