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Prima Pasquino ora Rugantino: esce allo scoperto l'uomo della satira via web

14/10/2011

di Daniele Coltrinari

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Ha cominciato a pubblicare qualche ‘pasquinata’ sul web nel mese di marzo e, da quel momento in poi, il suo pubblico ‘in rete’ è cresciuto giorno per giorno. Si faceva chiamare ‘Pasquino Anguillarino’, mantenendo l’anonimato, ma oggi, trasformato in ‘Rugantino Anguillarino’, esce allo scoperto e dichiara la sua vera identità: si chiama Valerio Volpi, l’uomo che dei molti fatti di paese ha fatto satira. A noi ha rilasciato la sua prima intervista ufficiale, dopo lo “smascheramento”, forzato o meno, delle ultime settimane.
Prima che si venisse a sapere la vera identità del Pasquino Anguillarino, onestamente, quanti ne erano a conoscenza?
“All’inizio nessuno, poi a mano a mano sono cominciate le supposizioni, poi i sospetti, poi gli amici che mi conoscono bene hanno iniziato con le insinuazioni e le domande a trabocchetto e io con le smentite, poi una mezza parola ne tira una intera finché l’acqua, una volta rotta la diga, è arrivata al mare. D’altra parte – come insegna Fabrizio De André – ‘una notizia un po’ originale / non ha bisogno di alcun giornale / come una freccia dall’arco scocca / vola veloce di bocca in bocca’”.
Perchè prima Pasquino e ora Rugantino?
“Pasquino Anguillarino è nato per gioco e in tutta sincerità non mi aspettavo i cospicui ritorni di complimenti e di critiche. Con le elezioni comunali ha trovato terreno fertile, ma credo che la gente gli abbia assegnato – nel bene e soprattutto nel male – un’importanza maggiore di quella che meritasse. Era poi logico che il giocare sull’anonimato, stare in bilico sul ‘Chi sarà – Chi non sarà?’ avrebbe portato prima o poi al naturale epilogo. Rugantino Anguillarino è nato perché ormai Pasquino Anguillarino aveva esaurito il suo motivo d’essere e sentivo un bisogno di libertà, di dire quello che penso senza una maschera che non aveva più senso portare. Ogni gioco è bello se dura poco, consiglia il proverbio, ma è stato divertente per un certo periodo essere afflitto dalla ‘sindrome di Zorro’!”.
Fai satira da sempre o è una passione recente?
“La parola ‘satira’ mi fa venire in mente Roberto Benigni, Dario Fo, Giorgio Forattini, Corrado e Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi… Io faccio solo degli ‘sfottò’ in spirito romanesco post-derby. Non mi ispiro solo ai personaggi politici, ma anche a situazioni o atteggiamenti che mi lasciano perplesso. Ho scherzato sul degrado delle spiagge libere del lago, sulla difficoltà che trova la raccolta differenziata ad entrare nei comportamenti quotidiani, sulla chiusura dell’ospedale di Bracciano, sui disservizi di Trenitalia che penalizzano i pendolari, sul difficile accesso al lago di Martignano. Ai tempi del liceo – fine anni settanta – ero il ‘Direttore (Ir)Responsabile’ ( questa la definizione ufficiale) di un giornaletto scolastico, un tazebao denominato ‘La bacheca illustrata’ dove dissacravamo tutto il possibile e spesso anche l’impossibile. Durante la drammaticità del rapimento Moro, avemmo il coraggio (o ripensandoci ora l’incoscienza…) di fare uscire un numero che ne faceva la parodia, non immaginando il tragico evolversi degli eventi. Il titolo a 9 colonne annunciava: ‘Rapito il nostro direttore !’ e nell’occhiello ’Rivendicato dai N.I.P.I.O.L. (sì, come la marca di omogeneizzati ) – Nuclei Internazionali Per Incrementare Ogni Lotta’”.
La satira in Italia? Molti non la conoscono, tu cosa pensi in merito?
“Non direi che molti non la conoscono, direi che molti non la ‘ri-conoscono’: basti pensare ai telegiornali di Fede o di Minzolini… Per una sorta di bizzarra nemesi storica ispirata da qualche divinità pagana burlona, in Italia abbiamo dei comici che fanno i politici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti su tutti) e dei politici che fanno i comici (tralascio il penoso elenco).
Come specifico nel mio blog (rugantinoanguillarino.wordpress.com), ’ritengo che la satira sia uno strumento che accresca la democrazia ed offra spunti di riflessione mediante il paradosso e l’umorismo. Nella vita non c’è nulla di così importante che non ci possa far sorridere e nulla di così futile che non ci possa far riflettere‘.
La satira è dissacratoria, aiuta a ri-attribuire la giusta importanza a persone e situazioni che rischierebbero di travolgerci e per questo è liberatoria. Allarga gli orizzonti della mente grazie al lievito dell’umorismo, l’additivo chimico che espande la ricerca della felicità insita in ognuno di noi”.

Vai al sito di Rugantino Anguillarino