22/04/2011
di Marco Petrungaro
Un incontro approfondito su Trasparenza e Partecipazione, per mostrare come, non lontano dalle rive del lago, siano possibili percorsi virtuosi che hanno portato a risultati tangibili sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini. L’incontro, svoltosi il 16 Aprile ad Anguillara, è stato promosso dalle associazioni Saving Anguillara e Progetto Aperto.
Numerosi gli interventi, a partire da quello di Ferdinando Secchi, rappresentante di Libera, che ha raccontato la storia di questa rete di associazioni (ormai 1500) che dal 1993 combatte l’infiltrazione delle mafie sul territorio e mantiene viva la memoria delle vittime della malavita organizzata. Anche nel Lazio l’infiltrazione mafiosa è un’emergenza attuale e non è un caso che si concentri nel campo dello smaltimento dei rifiuti, frontiera di nuovi e proficui affari alle spalle della salute dei cittadini e dell’ambiente.
A seguire, Antonio Squeglia ha presentato il gruppo Progetto Aperto e subito dopo il concetto di “democrazia partecipata”, uno strumento di analisi e risoluzione delle problematiche che si sta diffondendo sempre di più anche in Italia, tra le amministrazioni più lungimiranti. Attraverso la condivisione diretta di problemi e la ricerca di soluzioni condivise, i cittadini tornano a decidere insieme con il Comune come amministrare il proprio territorio, ridefinendo priorità e valori. Due i dubbi da sciogliere: è veramente possibile che questa “democrazia partecipata” funzioni? E’ una cosa nuova?
La prima risposta arriva con due sindaci che con la partecipazione hanno lavorato molto. Italo Carones di Oriolo Romano e Bengasi Battisti, di Corchiano. Oriolo, dopo un lavoro di informazione e partecipazione capillare riguardo la raccolta differenziata, parte con il nuovo ciclo dei rifiuti. Già al primo anno i cittadini riciclano più del 60%. Superano poi il 70%, con conseguente diminuzione della TARSU che passerà a breve a TIA (facendo pagare così i cittadini in base a quanto indifferenziato producono, e non in base ai metri quadrati della casa). Altro progetto in corso, sempre partecipato, è il rilancio del Parco Altieri, ben 8 ettari di terreno da valorizzare, secondo le indicazioni dei cittadini. Oriolo adesso è presa ad esempio dai paesi limitrofi, per la lungimiranza di certe scelte.
E se questo non bastasse, un esempio ancora più soddisfacente di cosa sia la partecipazione lo porta il sindaco di Corchiano, Bengasi Battisti. Partendo da una situazione di degrado (le zone agricole e boschive intorno al borgo, con il passare degli anni, si erano trasformate in vere e proprie discariche abusive) si è deciso di lanciare un progetto ambizioso: la rivalutazione del territorio con un parco naturale. Dopo le prime perplessità della popolazione, il processo di partecipazione e condivisione degli obiettivi ha portato a conseguenze “clamorose”, per chi è abituato a ben altro. Oltre la riuscita del progetto del parco, con una raccolta differenziata che fa invidia anche ai paesi più progrediti, la popolazione stessa ha ritrovato orgoglio e identità nel rivedere il proprio territorio valorizzato e difeso. Adesso i luoghi della memoria, le “forre”, sono di nuovo a disposizione dei cittadini e ogni anno si svolgono campi scuola che attirano studenti da tutta Italia e non solo, per imparare cosa sia una “democrazia partecipata”. Alle prossime elezioni si presenterà una sola lista (non partitica), non ci sono conflitti da risolvere a suon di voti, ma solo discussioni da condividere e risolvere con il contributo delle conoscenze di tutti. Le proposte vengono dai cittadini stessi, il sindaco ci tiene a ricordarlo, la democrazia partecipata funziona solo se si cede sovranità, senza badare alle tante frasi di circostanza a cui siamo abituati: “alla gente manca la cultura” “le persone non sono pronte”. È evidente che questo esempio dimostra il contrario.
Nel mezzo degli incontri Progetto Aperto ha presentato quello che è stato lo studio della riqualificazione di una vecchia area industriale di Oriolo, dove si trovava una ex fonderia di ghisa.
Lo studio è il risultato di un Laboratorio di progettazione partecipata condiviso con gli abitanti e voluto dall’Amministrazione di Oriolo Romano, svoltosi tra l’aprile e giugno del 2010.
Attraverso il dialogo con gli abitanti, la conoscenza dei loro stili di vita e l’ascolto delle loro proposte e segnalazioni, sono state individuate le carenze da implementare e le qualità da esaltare e sviluppare per il paese. La stessa area dell’intervento e le Linee guida del progetto architettonico sono state scelte seguendo i racconti storici e i desideri dei cittadini presenti agli incontri di partecipazione. Il progetto proposto dal gruppo degli architetti coinvolti è stata “la Cittadella delle Arti e dei Mestieri” da far sorgere nella vecchia area dell’ex Fabbrica di ghisa, polo artigianale storico di Oriolo. Sin dalle prime bozze del progetto gli architetti hanno condiviso con gli abitanti e gli artigiani locali i risultati e le riflessioni tecniche progettando con loro l’articolazione degli spazi e le loro funzioni, individuando inoltre gli scopi di sviluppo economico che tale intervento avrebbe potuto avere nel prossimo futuro per il paese e per la scuola artigianale locale.
Dal lavoro fatto insieme agli abitanti sono emerse numerose informazioni e riflessioni che sono andate oltre il risultato finale del Laboratorio di progettazione partecipata, e fondamentalmente si è innescato un processo che ha reso gli abitanti attivamente partecipi della trasformazione e miglioramento della vita del loro paese.
Al termine della lunga giornata di interventi, si è svolto un piccolo tavolo partecipato su Anguillara Sabazia, con l’obiettivo di individuare priorità d’intervento e valori fondanti della comunità. Si è parlato di onestà, identità, aggregazione, viabilità, trasparenza, sono subito saltate fuori in via preliminare molte idee, con concrete possibilità di sviluppo. Grazie all’energia dei partecipanti, nonostante gli interventi siano cominciati intorno alle 16.30, si è arrivati alle 21 di sera con discussioni, confronti, proposte. E qui si torna al seconda domanda iniziale, tutto questo processo di democrazia partecipata…è un’idea veramente “nuova”? Probabilmente no, è nella natura dell’uomo che vive in una comunità cercare il confronto, per giungere a soluzioni che siano condivisibili per tutti. Questo meccanismo virtuoso va solo rilanciato, stimolato.