11/04/2011
di redazione
Una scelta difficile, netta, discussa e che farà discutere. Il Circolo Lago di Bracciano di Sinistra Ecologia e Libertà ha scelto di non partecipare alle elezioni comunali di Anguillara. Decisione presa dopo una lunga serie di incontri con le altre forze (partiti, associazioni e gruppi) che guardano al centrosinistra ma con cui, evidentemente, non si è trovato l’accordo per presentarsi uniti il 15 e 16 maggio. Il perché lo spiega Giuseppe Girardi, coordinatore locale del Circolo ed ex consigliere con delega all’Ambiente della precedente amministrazione di centrosinistra guidata da Emiliano Minnucci.
Qual è la posizione di Sel per le prossime elezioni comunali di Anguillara?
“Sel non aderisce alla lista promossa dal Pd, quindi non parteciperà né con il simbolo né con propri rappresentanti. E’ un segnale di grandissima distanza dalle scelte operate: ostinato tentativo di costituire una ‘grande alleanza’ con i nostri principali avversari, tentennamenti e chiusure verso scelte programmatiche chiare nel senso dell’innovazione, assenza di discussione e coinvolgimento attivo della cittadinanza. Sel non presenterà una sua lista autonoma: avremmo sicuramente marcato meglio le nostre proposte, e un nostro rappresentante in consiglio comunale potrebbe darci maggiore visibilità, ma sarebbe servito per riaccendere una discussione proficua nel, e per, il centrosinistra? Pensiamo di no. Con il Pd non vogliamo esasperare lo scontro, ma avviare un confronto serio e concreto, anche durante la campagna elettorale, per guardare avanti”.
Perché un dissenso così netto?
“Non hanno colto la vera urgenza delle scelte da fare per ribaltare la batosta elettorale del 2009, per dare un segno forte di inversione di marcia in grado di rimotivare l’elettorato di centrosinistra stanco, deluso, che guarda ai partiti classici con sempre maggiore diffidenza: questo serve per battere la destra di Anguillara. Perché vogliamo tornare a vincere, noi con tutto il centrosinistra”.
Che proposte avete fatto al tavolo delle trattative con gli altri partiti e associazioni?
“Volevamo capire se erano superate le ragioni di fondo che avevano spinto al miraggio della ‘grande alleanza’ e se vi fosse condivisione su alcune linee generali. Generali ma non generiche: e cioè individuare azioni concrete e messaggi chiari all’elettorato sull’assetto del territorio, sull’efficienza dell’amministrazione, sulla lotta all’evasione fiscale, sui servizi pubblici, sugli investimenti produttivi nel campo dell’efficienza energetica. Volevamo condividere una visione del futuro e di come sanare le casse comunali invertendo la solita logica del ricorso all’edilizia. Volevamo iniziare a parlare anche di promozione dell’altra economia: agricoltura biologica, commercio equo e solidale, energie rinnovabili, riuso e riciclo, turismo responsabile, finanza etica, comunicazione aperta. Pensavamo che tutto ciò fosse propedeutico alla definizione del programma dettagliato, che non può essere il libro dei sogni ma un insieme organico di proposte credibili e fattibili, anche sul piano economico. Abbiamo avuto risposte generiche e non risposte. Ci è sembrato che, alla fine, non ci fosse una grande voglia di confrontarsi per davvero, e la cosa sorprendente è che questo atteggiamento ci è parso caratterizzare anche chi ambiva a rappresentare la novità”.
Cosa non vi ha convinto?
“Non hanno colto il nodo del problema: per vincere occorre un cambiamento di paradigma e non il continuismo. Per vincere serve riconquistare il nostro elettorato e dare una prospettiva di novità ai tanti che non hanno un riferimento politico predeterminato ma guardano alla credibilità delle proposte fatte per risolvere i problemi. Contare sulle divisioni nel centrodestra non ci pareva, e ci pare ancor meno oggi, una prospettiva credibile per tornare a governare. Se questo rimanesse il timbro della lista di Francesco Pizzorno (candidato sindaco del Partito Democratico, n.d.r.) molti continueranno a non votare il Pd e i suoi alleati. Ma noi auspichiamo un cambiamento di rotta in campagna elettorale, e ci adopereremo per questo”.
Qualcuno potrebbe accusarvi di “massimalismo”. Cosa rispondete?
“Sarebbe una grande sciocchezza, o il tentativo di scaricare su altri le proprie responsabilità. Tutta Sel, da Vendola al più sperduto circolo territoriale, è nata per contribuire alla costruzione del ‘nuovo centrosinistra’. Massimalismo è altro: è bearsi dell’affermazione della propria identità e rincorrere qualche decimale di percentuale in più di consenso elettorale, e poi magari andare a concordare un posto qua e là. Massimalismo è, sul versante opposto, rimanere tutti chiusi all’interno del proprio partito, inchiodati nelle dispute fra leader e correnti, e non vedere che il mondo all’esterno delle proprie mura è un po’ diverso da quello che si teorizza. Noi vogliamo essere l’esatto contrario: ci interessa rilanciare il centrosinistra. Le parole d’ordine sono trasparenza e partecipazione”.
Sel non si presenterà ad Anguillara in queste amministrative, ma come si svolgerà la vostra azione politica immediatamente dopo il voto?
“Ma noi ci saremo eccome in campagna elettorale, per far conoscere le proposte di Sel per la nostra città, e per sostenere i referendum su acqua e nucleare e quello sul legittimo impedimento. Sarà un’azione rivolta ai cittadini, e allo stesso tempo uno stimolo verso Pizzorno e i candidati della sua lista perché si caratterizzino nel segno della discontinuità e dell’innovazione”.
Quali le condizioni per costruire un’alleanza di centrosinistra?
“Credo che tutti dobbiamo fare un grande bagno di umiltà, abbandonare gli interessi di parte e di partito e avviare una grande riflessione comune. Credo anche che il Partito Democratico debba rendersi conto che è finito il tempo di una sua indiscussa e indiscutibile leadership assoluta, e che – lo dico in amicizia – le divisioni al suo interno non debbano più pesare come macigni su tutti noi.
Faccio due proposte concrete, da mettere in pratica immediatamente dopo il 16 maggio. La prima: avviamo un grande confronto fra partiti, associazioni e cittadini, parliamo del come stare insieme e delle cose da fare per tornare a vincere in Italia e costituiamo rapidamente un gruppo di lavoro stabile che affronti il nodo delle primarie. Dobbiamo convincerci tutti che sono elemento di coesione e non un passaggio burocratico per proclamare il vincitore, e vanno costruite con pazienza. La seconda: costituiamo subito un tavolo stabile di raccordo fra i consiglieri comunali eletti e le forze del centrosinistra”.