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Legambiente, nessuna deroga su livelli arsenico per acqua potabile

01/02/2011

di redazione

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Legambiente boccia qualsiasi richiesta di deroga ai livelli di arsenico nell’acqua. “Il pericolo arsenico torna a minacciare le acque del Lazio destinate al consumo umano visto che la Regione sta tentando la via della deroga al limite massimo di arsenico tollerabile, fissato dall’Unione Europea in 10 microgrammi per litro, oltrepassati i quali i rischi per la salute umana sarebbero molto seri”.
Secondo i tempi annunciati, entro la prima settimana di febbraio, il Ministero della Salute o la stessa Regione potrebbero emanare il testo derogativo, che raddoppierebbe tout court fino a 20 microgrammi per litro il quantitativo di arsenico ammesso nelle acque potabili".
“Il tentativo di innalzare il limite dell’arsenico nelle acque potabili sarebbe sconcertante – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – perchè si tratterebbe di un’azione fuori legge dato che i Paesi membri non possono certo legiferare in contrasto con l’Unione Europea. Lo strumento della deroga appartiene solo all’Unione e i paesi aderenti hanno l’obbligo di adeguarsi ai limiti da questa individuati. Inoltre – aggiunge Parlati – portare la quantità tollerabile da 10 a 20 microgrammi per litro significherebbe continuare ad esporre i cittadini a seri rischi per la propria salute, non da ultime aumentando l’incidenza di alcune forme di cancro. Un assurdo per un bene pubblico così importante sul quale i cittadini hanno una grande attenzione, come ha dimostrato la partecipazione alla raccolta firme per i referendum sull’acqua”.
“L’allarme – prosegue il presidente di Legambiente – era già scattato lo scorso anno, quando l’Italia aveva nuovamente chiesto all’UE di portare a 50 microgrammi la quantità di arsenico consentito; la richiesta di deroga riguardava 128 comuni, di cui 90 solo nel Lazio. Ma Bruxelles aveva negato il suo avallo. Oggi la richiesta ritorna per decine di comuni che presentano ancora valori di arsenico superiori al limite, alcuni dei quali distaccandosi di molto dalla soglia massima consentita”.
“Il Lazio da metà dicembre è in stato di emergenza per l’arsenico nell’acqua potabile in alcuni comuni, ma ancora oggi da parte della Regione manca una qualsiasi azione coordinata e di informazione ai cittadini- conclude Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Non solo nessun passo è stato fatto in questa direzione ma ora nel silenzio, si cerca come via d’uscita di aggirare l’ostacolo. La salute dei cittadini deve essere al primo posto: dalla Regione e dal Garante del Servizio Idrico piuttosto che deroghe, ci aspettiamo la convocazione d’urgenza di un tavolo aperto alle associazioni e ai comitati, in modo da trovare una soluzione concertata e condivisa al problema”.
“I cittadini stanno ingiustamente pagando salate bollette per acqua non a norma di legge. Ancora una volta, però, gli stessi sono stati obbligati a ricorrere ad un’azione forte per poter essere ascoltati: poteva pensarci prima anche la Regione”. E’ quanto dichiara Claudio Bucci, consigliere regionale Idv, in merito alla diffida del Codacons alla Regione Lazio con cui si chiede un rimborso di 600 euro come risarcimento danni per l’acqua all’arsenico. “Manca la trasparenza sui controlli effettuati dalle Asl – sottolinea Bucci – delle cui risultanze non è informata la cittadinanza. Tutto questo è legato anche a contratti di gestione volti a massimizzare i profitti piuttosto che a pensare al bene comune, alla manutenzione e al funzionamento degli impianti. A questo si aggiunge la totale noncuranza della Regione che non ci pensa nemmeno a provvedere ai controlli e ai dearsenificatori. Il nostro emendamento in merito in bilancio è stato del tutto ignorato”.
“Dunque condivido in pieno l’azione Codacons – conclude Bucci – è ora che la Polverini ascolti i cittadini e prenda provvedimenti nel loro interesse: con la salute non si scherza ma questa giunta sembra dimenticarlo, troppo impegnata com’è in beghe politiche intestine”.