LAGONE

Roma allagata, Legambiente: “Basta aspettare, agire in fretta su rischi idrogeologici nel Lazio”

Roma allagata, Legambiente: “Basta aspettare, agire in fretta su rischi idrogeologici nel Lazio”
Gennaio 31
13:24 2014

“Le immagini ormai tristemente familiari delle strade allagate nella Capitale – si legge in una nota diffusa da Legambiente – sono tornate in primo piano dopo una ennesima ‘bomba d’acqua’ caduta su Roma; siamo troppo abituati a preoccuparci in questi casi perché ormai la pioggia fa paura e non si può più aspettare un minuto ad affrontare con interventi decisi i rischi idrogeologici. I comuni rendano operativi i piani di bacino approvati, una grande utile opera pubblica da realizzare per evitare drammi e sciagure che aumentano con i cambiamenti climatici e le stagioni dove si inaspriscono aridità e piovosità, fermando invece opere dannose come nuove colate di cemento. Sul fronte poi della prevenzione, gestione e informazione nell’emergenza il disastro è lampante, non è possibile che i piani di allertamento preventivo studiati spariscono sott’acqua, che si dissolva qualsiasi protocollo e che su mezzi pubblici in tilt, dove si rischia di rimanere per ore, salti ogni tipo di informazione”.

“Le motivazioni di quanto accade sono chiare: un incessante consumo di suolo che ha impermeabilizzato il terreno – prosegue la nota dell’associazione ambientalista – lo stato in cui versano i sistemi idrici di raccordo delle acque, la condizione dei fiumi e dei fossi stretti dal cemento e senza zone di espansione naturale, in una città come Roma dove ci sono 552,66 ettari considerati R4 (rischio idrogeologico molto elevato) dal PAI – Piano di Assetto Idrogeologico, in una regione dove sono il 98,4% i comuni con aree a rischio frane e alluvioni”.

“Considerando poi il piano degli investimenti – conclude la nota – siamo di fronte ad una sproporzionata mancanza di fondi per sostenere le spese previste dallo stesso PAI, ne sono stati reperiti solo il 4% del totale e cioè 60 milioni su 1,7 miliardi di Euro per la messa in sicurezza di aree a rischio frana e alluvioni, a fronte di una contemporanea crescita delle spese straordinarie per i danni che invece si moltiplicano per gravità e per frequenza”.

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