L'agone

In arrivo un’emergenza ambientale alla Solfatara di Manziana.

luglio 15
00:00 2010

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“Lagone.it”, qualche settimana fa, aveva denunciato l’esistenza di un deposito di rifiuti pericolosi nell’area della ex Solfatara, a pochi metri dall’area commerciale del paese.
Il nostro articolo aveva denunciato che i rifiuti tossici accumulati in un piccolo edificio dell’area industriale dismesso della ex Motosi, erano esposti all’aria, dato che i fusti che li contenevano avevano perso la loro impermeabilità a causa della corrosione ed avevano allagato il pavimento del locale, visibile ed accessibile a seguito della manomissione di ignoti che avevano divelto la chiusura di una finestra.
Il fatto era ampiamente documentato da un servizio fotografico che ne illustrava gli elementi notevoli.
La segnalazione ha smosso il personale dell’Agraria che, pur in assenza di propri organismi dirigenti, è intervenuto richiudendo la finestra che era stata forzata con una lastra di lamiera ondulata fissata al muro dell’edificio con delle tavole in legno.
E’ evidente che i rifiuti tossici e pericolosi, anche se non più visibili, sono esattamente dove erano prima, e continuano ad impregnare ed a corrodere le mura in tufo dell’edificio che li contiene.
La puzza penetrante del PCB è chiaramente percepibile già a una distanza di una decina di metri dal deposito, anche se parzialmente mascherata da quella dell’anidride solforosa emessa dal suolo dell’area mineraria.
Le sostanze tossiche immagazzinate, come visibile anche ad occhio nudo, hanno impregnato i muri esterni del locale e li stanno corrodendo.
A maggior ragione un fenomeno analogo, anche se meno visibile, è probabile che stia avvenendo anche sul pavimento del locale contaminando il suolo e le eventuali falde acquifere sottostanti.
Se si esclude il doveroso intervento dell’Agraria e un articolo a firma di Adriana Rasi su “La Meridiana”, la pubblicazione edita dal Cantiere dell’Arte, la nostra segnalazione non sembra abbia risvegliato particolare attenzione fra i manzianesi.
Complice un’estate particolarmente calda e una tensione civile particolarmente fredda, l’argomento rifiuti nocivi si è rapidamente confuso con i commenti sui mondiali di calcio ed i programmi delle vacanze.
Mi auguro di essere un falso profeta, ma è facile pronosticare che un’emergenza ambientale è in arrivo, specialmente se si tiene conto del fatto che tutti gli edifici della ex Motosi hanno il tetto, e spesso anche le tamponature delle pareti, realizzate con lastre di Eternit.
Se si considera che il solo capannone grande è di millecinquecento (15×100) metri quadri, si può considerare almeno due – tremila metri quadri di lastre di eternit da recuperare.
In allegato alcune foto recenti, ma chiunque può rendersi conto di persona visto che l’area mineraria è facilmente identificabile dalla ciminiera ben visibile di fronte alla ex Kesp, ed è accessibile sia entrando nel bosco dalle colonie e costeggiando la rete, sia passando da uno dei tanti varchi nella recinzione.
Il luogo esatto potrà essere facilmente identificato dalla puzza.

Fonte/Autore: Alessandro Griffini

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